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I fotogrammi della mia vita

Ciao pà

 
Solo ieri ti hanno trasportato in elicottero in una lontana sala di rianimazione, ed oggi già non ci sei più !
Oggi ho perduto l'altra parte delle mie ... origini !
Non ho versato neanche una lacrima come del resto avvenne con mamma !
Forse non so più piangere o forse l'ho solo ... dimenticato !
Ciao pà, .........buon ... viaggio !

Ciao Eluana !

Dopo 17 anni di sofferenze inaudite,

anche …l’autopsia !

Perdonaci … se puoi !

Soli ?

 

Sono ormai anni che non scrivo più sul mio blog, ma un avvenimento importante sta per accadere e credo che ciò mi abbia riportato qua.

Tra qualche settimana anche mio figlio convolerà a nozze ed io ritornerò a quel magico 2 dal quale ebbe inizio la mia … famiglia.

Si, resteremo “soli” così come lo eravamo agli inizi del nostro rapporto, quando il mio desiderio di paternità mi portò …. tra le sue braccia.

Quanti anni son trascorsi da allora, e …quante ….cose …. abbiamo condiviso, ….. oltre ai …figli.

Ormai sono entrambi … volati via, così come è giusto che sia, ed anzi in notevole ritardo …. così come è oggi diventato consuetudine.

Finalmente saremo … costretti … a reinventarci la vita,  ove mai il ruolo di “nonni” ci dovesse star troppo stretto.

Lei … purtroppo … si è già abituata a questo ruolo e ci si crogiola ormai da circa 16 mesi.

Anch’io ho vissuto e vivo attimi di felicità con la mia nipotina, ma non posso limitare la mia vita solo a questo.

Mi sento vivo come non mai e non solo per reazione o per paura del tempo che fugge.

Credo che non si possa e non si debba … lasciar tutto … proprio quando si è raggiunto un equilibrio interiore e si è accumulato quel tesoro di esperienza e perché no, di saggezza, che dovrebbe e potrebbe reindirizzarci verso nuove mete e più ambiziosi obiettivi.

La vita va vissuta sempre e comunque e non bisogna mai lasciarsi vivere come ad esempio sta facendo mio padre che non riesce a porre fine ad una vita che non è più vita. Solo le piante sanno e possono “vegetare” l’uomo NO, non deve “snaturarsi” a tal punto. Quando non si è più autosufficienti e quando il cervello comincia a … perdere colpi … occorre … ritirarsi dalla vita prima di perdere anche la … dignità.

Le mie mani corrono sulla tastiera a ruota libera, ma sempre al servizio di un cervello ancora estremamente efficiente, ma anche estremamente autocritico e tutto teso a … cogliere … i primi eventuali sintomi di … cedimento.

I miei scritti non sono “Post” e non vogliono … far pensare … nessuno … Sono, piuttosto, il mio … diario … al quale, anche se non molto spesso, affido brandelli di pensiero.

E’ tanto difficile trovare qualcuno con cui poter parlare….. in grado di …. capire … con cui condividere una parte di se stessi, del proprio essere, dei propri pensieri, delle proprie … elucubrazioni.

Per trovare un’interlocutrice di un certo… livello, sono andato addirittura in analisi per quasi un anno. Ho dovuto interrompere per due motivi diversi: a) il contro-transfert b) non sopportavo di essermi…ridotto… a pagar qualcuno, solo per il gusto di chiacchierare con una persona … intelligente.

A distanza di  tempo, devo riconoscere che  … quelle chiacchierate …. mi mancano!

 Ma non posso neanche … ridurmi … a parlare con il mio … diario. Dopotutto e, fortunatamente, prima di quest’esperienza … informatica, non ho mai avuto un diario.

Credo che i miei pensieri stiano svolazzando troppo e vista l’ora ritengo opportuno mettere loro il … bavaglio. Purtroppo posso solo imporre alle mie dita di abbandonare la tastiera; i pensieri… quelli no, non vanno via, e continueranno a turbinare fino all’arrivo di Morfeo.

Ciao Blog, … non so se e quando ci rivedremo… ma lo  ho già detto altre volte !

 

Auguri

 

fuochi7

buon_anno_

EXNADU

 

E' tanto tempo che non ho più tue notizie!

Il tuo space dopo tanto ... silenzio ... non è più accessibile!

Ricordo con apprensione una delle tue ultime pubblicazioni :

 

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Leggenda di Natale

Leggenda di Natale



Parlavi alla luna giocavi coi fiori
avevi l’età che non porta dolori
e il vento era un mago, la rugiada una dea,
nel bosco incantato di ogni tua idea
nel bosco incantato di ogni tua idea


E venne l’inverno che uccide il colore
e un Babbo Natale che parlava d’amore
e d’oro e d’argento splendevano i doni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni


Coprì le tue spalle d’argento e di lana
di perle e smeraldi intrecciò una collana
e mentre incantata lo stavi a guardare
dai piedi ai capelli ti volle baciare
dai piedi ai capelli ti volle baciare


E adesso che gli altri ti chiamano dea
l’incanto è svanito da ogni tua idea
ma ancora alla luna vorresti narrare
la storia d’un fiore appassito a Natale
la storia d’un fiore appassito a Natale

 

 

Fabrizio De André

 

Dedico questa bellissima canzone di Fabrizio a tutte quelle donne che in essa si sapranno riconoscere.

Dopo decenni ancora la ricordo parola per parola ed il cantarla risveglia forte in me il ricordo di un ... amore?

 

Nonno !

Da poche ore sono diventato nonno. Mia figlia ha dato alla luce Federica, una bella bimba di Kg. 3,2.

Stranamente, mentre ero fuori della sala parto ad aspettare, non mi sono agitato, non ero né preoccupato né in ansia, ed ancora adesso credo di non aver ancora realizzato a pieno l’avvenimento.

L’ho vissuto come se vedessi un film, una storia che non mi riguardava personalmente, quasi come a posticipare un ruolo, quello del nonno, che forse inconsciamente non mi va di accettare.

Tutti i miei conoscenti che già sono nonni mi hanno sempre detto che fare il nonno è addirittura più bello ed appagante che fare il padre, provare per credere, ed io proverò.

Indubbiamente sono stato felice nel vedere quella bimbetta rannicchiata nella culletta tutta presa a succhiarsi il pollice, mi ha fatto tanta tenerezza e le ho scattato tante foto, ma non mi sono sentito coinvolto emozionalmente come mia moglie che piangeva dalla gioia e dalla commozione.

Certo è questione di carattere, ed io forse sono un po’ più … freddino, eppure mi ero imposto di non mettere sotto controllo le emozioni come faccio abitudinariamente. Evidentemente non è bastato, o forse ho bisogno di più tempo per metabolizzare l’accaduto e le emozioni.

Per adesso mi emoziona molto di più il pensiero di mia figlia, alla bimba mi legherò sicuramente, ma un po’ alla volta.

Quello che invece mi sarà più difficile sarà l’accettare di essere diventato nonno. Nonno … una parola che per me è stato sempre sinonimo di senilità, di perdita progressiva delle proprie facoltà mentali. Io non mi sento ancora … vecchio ! Forse stanco si, ma non vecchio. Credo di essere nel pieno di tutte le mie facoltà mentali e che le stesse non siano mai state così brillanti.

E’ pur vero che soffro di attacchi di panico… questo mi hanno diagnosticato…ma ciò non inficia in alcun modo il mio sentire, il mio essere, il mio io razionale.

Ma forse mi sbaglio ed il “regredire al ruolo di nonno” potrebbe forse rendermi felice come non lo sono mai stato !

Mia cara Federica, chissà se non sarai proprio tu a guarirmi da tutti i miei mali esistenziali con la dolcezza dei tuoi sorrisi ed uno affetto sincero ed incondizionato che solo i bimbi sanno nutrire.

19 marzo

Oggi è la festa del papà ed io sono in ufficio e lo sarò fino a sera tarda senza poter ne ricevere gli auguri dei miei figli ne farli a mio padre.

Mio padre ha 90 anni e vive, assistito da una bulgara in un bel appartamentino.

I miei rapporti con lui sono stati a dir poco atipici. Molto forti e coinvolgenti nei miei primi anni di vita, si sono poco a poco affievoliti fino a scomparire del tutto quando avevo circa 18 anni. Sono poi ripresi per motivi di lavoro quando ne avevo quasi 25 e si sono stancamente protratti negli anni fino a riscomparire dopo la morte di mia madre.

Oggi, che non sempre è presente a se stesso, oggi che è più indifeso e vulnerabile, oggi ho riscoperto un affetto per lui che credevo di aver perso o di non avere mai avuto, ma oggi è troppo tardi per quella confidenza che non c’è mai stata e che non mi consente di riavvicinarmi a lui come sarebbe giusto.

Vivo combattuto dal desiderio di vederlo e dal disagio che provo quando sono lì e giudico il suo sopravvivere poco dignitoso ed inutile. Io non riuscirei a vivere come lui, nella necessità di un’assistenza continua.

So bene che parlo così perché ancora non mi ritrovo nelle sue condizioni e probabilmente finirò anch’io per “sopravvivere” come lui se la vita me ne darà l’opportunità, ma oggi no, proprio non riesco ad ammetterlo. E’ più forte di me e mi coinvolge addirittura a livello fisico. Quando sono lì da lui, sto male fisicamente, mi assale l’ansia, mi si contrae lo stomaco, affiorano sensi di colpa non bene identificati, mi agito e non vedo l’ora di andarmene.

Con questa consapevolezza ho cercato da sempre di istaurare rapporti diversi con mio figlio, al fine di scongiurare il ripetersi di un rapporto simile anche tra noi, ma per quanti sforzi abbia fatto, oggi come oggi i ns. rapporti somigliano molto a quelli avuti (o non avuti) con mio padre. Quasi come si trattasse di una qualche misteriosa e poco conosciuta malattia genetica, nonostante i miei sforzi, i ns. rapporti, seppur diversi, sono andati man mano diradandosi perdendo di significato. E’ vero che ho la sua stima incondizionata, almeno credo, ma questo è ben diverso dall’affetto e dalla complicità.

Qualcuno, leggendomi nel blog, ha pensato che io fossi sommerso dal dolore. Io non so se sono capace di provare dolore essendo troppo lungo il tempo in cui ho vissuto in un limbo in cui non esistono emozioni né positive né negative. L’unica mia consapevolezza è che oggi mi manca qualcosa che mi faccia sentire veramente vivo!

Tanti auguri papà, non posso farteli di persona……..ma forse è meglio così !

CAOS

Non è certamente facile capire e giudicare pochi scritti disorganici, stilati più per me stesso che per gli altri, ma in essi ogni lettore ci ha visto ciò che più si avvicina al suo vissuto ed alla sua cultura.

Il mio carattere, la mia personalità, il mio modo di essere e di affrontare la vita è a dir poco complesso.

Tutta la mia vita si è ispirata a principi di logica e coerenza, applicati fino alle loro estreme conseguenze.

La mia è stata una perenne ricerca di un autocontrollo ferreo che potesse lasciar fuori di me, oltre a insulse reazioni istintuali, anche tutta la sfera dei sentimenti. Questi ultimi sono restati sempre all’interno di me e non ho mai permesso che venissero fuori, neanche quando erano forti, violenti e coinvolgenti.

Ho voluto provare tutto, nella vita, e senza limiti alcuni, e, per …assaporare … meglio ogni singola esperienza, ho voluto che fosse unica, senza contaminazioni con altri interessi concomitanti o con altri sentimenti o stati d’animo.

Ho bevuto da ragazzo fino all’eccesso, poi … son divenuto quasi completamente astemio.

Ho fumato più di tre pacchetti di sigarette al giorno per decenni, poi … non ho fumato più.

Ho letto un’infinità di libri ... oggi … non leggo più neanche il giornale.

Ho amato follemente … ora …amo !

Non occorrono altri esempi per dimostrare che la mia vita è stata vissuta, per certi aspetti, al “massimo”, ma oggi non ho più interessi, non ho più sfide da fare con me stesso. In un certo qual modo è come se mi fossi arreso.

Eppure ho rimesso in discussione tutto, tutte le mie convinzioni, tutte le mie poche certezze.

Sto cercando, nella estrinsecazione degli affetti, sensazioni forse mai provate, ma neanche ciò mi basta.

Sono in terapia farmacologia e psicoterapica per attacchi di panico e/o depressione, ma non sono affatto convinto che trattasi di questo, anche se ho, comunque, come dice una mia cara amica di penna, un “mal di vivere”.

E’ piacevole, comunque, chiacchierare con la psicologa e farò anche questa altra … esperienza… pur sapendo a priori che non servirà a molto.

Mi sento come … un collezionista … di esperienze.

A chi potrò mai lasciare la mia … collezione?

IO

Non ricordo con precisione quanti anni avessi, ma certo ero molto piccolo, anche se la domenica andavo da solo a messa (la chiesa era molto vicino a casa).

Di strada c’era una casa chiusa da un cancelletto e dietro un bimbo, come me, che mi derideva perché all’epoca ero un po’ cicciotello. Ciò mi adirava non poco ma non avevo modo di reagire, finché, una domenica, mi accorsi che il cancelletto era solo socchiuso e, sentendo le sue parole di scherno, mi precipitai dentro e lo afferrai alla gola. L’ira mi accecava a tal punto che se non fosse intervenuto il padre avrei finito per strangolarlo.

Questo episodio avrebbe segnato per sempre tutta la mia vita!

Passata l’ira, riuscii a valutare l’enormità della mia reazione e promisi a me stesso che non avrei mai più consentito agli istinti di prevalere sulla ragione. Iniziò così, ancora bambino, il mio “allenamento” all’autodisciplina. Imposi a me stesso di soffocare qualsiasi emotività e cominciai a creare il “modello” del mio essere futuro.

Cominciai con l’evitare qualsiasi attività che avrebbe potuto “potenziare” la mia struttura fisica (a scuola rifiutavo persino l’educazione fisica) e di contro cominciai a coltivare le mie facoltà intellettive con l’intento primario di ottenere un completo controllo sull’emotività.

Questo impegno, inizialmente, penalizzò anche il mio rendimento scolastico, ma successivamente, il mio continuo “allenamento mentale” e l’enormità di libri che all’epoca fagocitavo, mi consentirono di ottenere risultati più che soddisfacenti anche senza … studiare.

Man mano che aumentava il mio autocontrollo, mi convincevo di avere un “cervello” superiore alla media e cominciai a mettermi in competizione, non solo con i miei compagni di classe, ma anche con gli stessi “professori” e più in generale con il mondo dei “grandi”.

Per essere certo che questo mio sentirmi “superiore” non era frutto di mera presunzione, mi imponevo delle “sfide” per dimostrare a me stesso che non era una mia idea ma che davvero ero in grado di ottenere risultati a volte strabilianti.

Cominciò così la mia perenne sfida con me stesso!

Il “modello” che avevo creato di un uomo freddo, sempre presente a se stesso, in grado di controllare qualsiasi emotività, cinico, superdotato cerebralmente, in qualche modo… superiore, era sempre da me stesso messo in discussione e sottoposto a continue verifiche e questo “modus operandi” non cessò neanche in seguito a significative affermazioni, anzi queste diventavano ulteriore stimolo ad altre… verifiche.

Tutto ciò mi portò ad essere sempre al centro dell’attenzione e, per evitare che ciò potesse essere frutto di un’inconscia vanità, cominciai a non tener in alcun conto il giudizio della gente. Ancora ragazzetto vestivo, unico tra i miei coetanei, in giacca e cravatta e occhiali scuri, insomma sempre in controtendenza rispetto alla … massa.

Questo mio modo di guardare il mondo e gli altri un po’ dall’alto influì direttamente nei miei rapporti interpersonali. Ebbi ed ancora ho attestati di stima ed apprezzamenti vari ma tra me e gli altri è sempre esistito un… muro, una barriera edificata più da me che dagli altri che in fondo nutrivano per me più “soggezione” che comprensione e/o affetto.

La mia apparente “freddezza” frutto di sacrifici ed allenamenti perenni, ha sempre tenuto gli altri distanti da me, e mi ha portato a “congelare” anche l’affetto per i miei figli. Era un affetto grande, profondo, sincero, ma che ho vissuto dentro di me senza farlo trasparire.

Fortunatamente oggi, oltre alla stima ed al rispetto dei miei ragazzi, credo di avere anche il loro affetto ma oggi so anche che ho negato loro qualcosa di importante e che non ne avevo il diritto.

Solo oggi sto cominciando a mettere in discussione tutta la mia vita, a rivedere tutte le mie estreme posizioni e sto incominciando a “sentire” emozioni sopite da troppi anni di ferreo autocontrollo. Da un lato vedo crollare tutto un castello di certezze e di regole che ha caratterizzato tutta la mia vita e dall’altro comincio a scoprire l’esistenza di un mondo parallelo al mio basato sulle emozioni, sui sentimenti, sulle reazioni istintuali. Sto vivendo un periodo di dubbi e di incertezze alla vana, per ora, ricerca di un nuovo equilibrio di valori.

Non so se riuscirò mai a raggiungere detto equilibrio, ma so che se dovessi fallire ciò mi distruggerebbe irrimediabilmente.   

Ma tu ...

 

Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.

Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un’altra estate.

Anche la luce sembra morire
nell’ombra incerta di un divenire
dove anche l’alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera.

Ma tu che vai, ma tu rimani
anche la neve morirà domani
l’amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.

La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve
l’inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un’alba antica.

Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.

 

Fabrizio De André

Ciao Welby

 
Dopo tanti anni  d'indicibile sofferenza questo sarà per te finalmente un anno di  serenità .
Riposa in pace !
 

Auguri

2007

Buon Anno

Chi sono?

A volte mi chiedo chi sono e cosa faccio !

Lo so che sembrano domande stupide ed esautorate dall’uso, ma restano comunque domande senza risposta.

Mi piacerebbe vivisezionarmi alla ricerca di me stesso, delle mie parti più nascoste e più segrete, sconosciute anche a me stesso.

Avrei il coraggio di farlo ove mai fosse ciò possibile?

In verità non so darmi una risposta e neanche riesco ad immaginare quale essa potrebbe essere.

Conoscere a fondo se stessi è forse una delle cose più difficili che esistono in natura. Siamo troppo complessi ed il ns. carattere, permeato di tutte le esperienze positive o negative che la vita ci ha riservato, è troppo intrecciato, riavvolto su se stesso, aggrovigliato, per trovarne il capo.

Siamo a tal punto permeati delle ns. passate esperienze che ci risulta difficile analizzare e valutare, in modo asettico, il mondo che ci circonda, senza condizionamenti a volta molto pesanti.

Mi chiedo se esisterà mai qualcuno in grado di prescindere dal suo passato nel vivere il presente e forse questa mia è un’assurda pretesa, ma sarebbe l’unico modo per vivere l’attimo in totale libertà di giudizio e per quello che è.

Dovremmo poter morire e rinascere mille volte per poter affrontare il presente senza condizionamenti di sorta.

Perché non si riesce a vivere la vita attimo dopo attimo ma in modo indipendente dall’attimo precedente? Perché occorre pagare un unico singolo errore per una vita intera?

Perché la stessa cosa bella e gratificante in un particolare momento può divenire insulsa e priva di significato in un momento temporale diverso o viceversa?

A volta penso a quanto sarebbe bello nascere vecchi per poi diventare bambini. La morte sarebbe il ritorno all’embrione e pertanto molto meno brutta e traumatica. Le esperienze diminuirebbero anziché aumentare. Finiremmo la vita da infanti felici del poco, attaccati a un  capezzolo in grado di soddisfare tutti i ns. bisogni e le ns. aspirazioni.

Mio figlio

Mio figlio! L’unica cosa che dette un senso alla mia vita e che adesso da corpo alle mie ansie ed alle mie apprensioni.

Si dice che solo la mamma riesce appieno a vivere la propria maternità perché è lei a generare fisicamente il figlio.

Io invece ho partorito mio figlio nella mia testa prima ancora di conoscere sua madre, anzi è stato proprio il desiderio di un figlio a farmela cercare.

Ovviamente cercai una compagna e non un’incubatrice, ma il mio desiderio di un figlio permeava tutto il mio essere.

Non era il bisogno di paternità, il desiderio di sopravvivere al tempo, la ricerca del depositario delle mie idee. NO, niente di tutto ciò. Volevo solo un bimbo a cui offrire una vita come è giusto che sia, ed al quale dare le opportunità che era giusto che avesse.

In un certo qual modo il desiderio di dargli quello che io non avevo avuto, ma non per desiderio di rivalsa sul mondo e sulla vita ma solo perché ritenevo giusto che un bimbo avesse tutte le opportunità per sviluppare le sue naturali tendenze o predilezioni.

Ho cercato di lasciarlo libero nelle sue scelte, salvo quelle che potessero mettere a serio repentaglio la sua sicurezza e la sua vita. Gli ho concesso di stare fuori casa sin da piccolissimo. A sei anni andava già da solo in campeggio ed al liceo, pur sapendo bene i rischi che poteva correre l’ho lasciato libero di farsi le sue prime esperienze ivi incluse l’uso di qualche spinello nella speranza che ciò contribuisse a fargli fare da solo scelte giuste.

Ah! Quante apprensioni mi è costato. E’ vero che lo guardavo da lontano, ma ciò sarebbe stato inutile senza le sue oculate decisioni.

So anche di avergli dato l’impressione o la certezza di un padre lontano o poco attento, ed inoltre poco affettuoso, non essendomi mai lasciato andare a slanci affettivi nell’assurda speranza che ciò l’avesse temprato e reso più forte nel carattere.

Oggi che potrei con orgoglio affermare che, grazie a questi miei comportamenti, è quello che avrei voluto che fosse, devo invece riconoscere tutti i miei errori.

L’ho privato di un affetto appariscente quando questo era per lui importante ed oggi è troppo tardi per tornare indietro. Oggi è diventato un uomo che vedo sempre meno. Che sento sempre più insoddisfatto.

E’ diventato polemico ed intransigente prima con se stesso e poi con gli altri. Vive in un mondo tutto suo nel quale non esistono gli errori umani. Tutto è logico e razionale e tutti dovrebbero adeguarsi al suo modo di analizzare le cose, a farne quasi un’autopsia.

Nessuno può essere giustificato se sbaglia e lo sbaglio è un valore assoluto e dimostrabile scientificamente, come lui asserisce.

Questo suo modo di fare, di agire, di pensare, lo mette in rotta di collisione con quelli che lo circondano, incluso la famiglia ed inclusa la sua ragazza con la quale ha uno strano rapporto.

Indubbiamente l’ama e ciò da tantissimi anni, ma non riesce ad andarci d’accordo nonostante lei abbia un limite di sopportazione abbastanza elevato. Polemizzano per un nonnulla, stanno sempre a discutere e tante cose le vedono in modo diverso. Il problema più grosso, io ritengo, è che stanno insieme da quando erano ragazzini e crescendo si sono ritrovati diversi, così, senza accorgersene. Son diventati adulti, fortunatamente o forse no, indipendentemente l’uno dall’altro ed oggi sono un uomo e una donna diversi entrambi dai due ragazzini di un tempo.

A volte mi chiedo con apprensione se riusciranno mai a diventare una vera coppia e me lo auguro poiché solo lei potrebbe continuare a sopportarlo così come ha fatto per tantissimi anni. Altre volte, quando li sento discutere a telefono mi chiedo come faranno dopo, quando la convivenza acuirà i motivi di discussione, e non so più cosa augurarmi ed augurar loro. Spero riescano entrambi a raggiungere almeno la pace interiore.

Com’è difficile essere padre !  ... ma non ci rinuncerei per nessuna cosa al mondo !

Anna

 

Ero ancora poco più di un ragazzino imberbe quando incrociai il tuo sguardo perduto nel vuoto. Due occhi verdi meravigliosi ma … senza vita. Era come se per te fossi trasparente ma come del resto anche tutto ciò che ti circondava.

Eri immersa totalmente nei tuoi pensieri che non dovevano essere certamente allegri e spensierati come la tua età avrebbe potuto far supporre. Eri, praticamente, ...... spenta dentro.

Rimasi letteralmente sconvolto dal vuoto che leggevo nei tuoi occhi e sorse in me impellente il desiderio e la necessità di … svegliarli.

Mi avvicinai lentamente e mi sedetti al tuo fianco ma tu nemmeno mi vedevi. Continuavi a stringerti le mani ed a vagare negli oscuri meandri dei tuoi tristi pensieri. Feci del tutto per scuoterti, per istaurare un qualche contatto con te, ma ebbi in cambio solo l’ombra di un mesto sorriso.

Ogni mattina ti ritrovavo seduta a quel posto e cercavo di scalfire quella tua corazza di indifferenza con risultati praticamente nulli, finché, quando ormai non ci speravo più, intravidi una goccia di rugiada nei tuoi occhi. Una lacrima !

Allora sei viva, gridai, mentre gli occhi le si riempivano di lacrime e tornavano ad essere umani.

Pian piano cominciò ad aprirsi con me ed a raccontarmi il suo dramma: era in attesa di un bambino e tra un po’, finita la vacanza, sarebbe dovuta rientrare a casa e confessarlo ai genitori, ma non riusciva a trovare il coraggio o a superare la vergogna.

Cercai di trovare in me qualunque risorsa per cercare di calmarla, di mitigare quel terrore che le leggevo nello sguardo, e per qualche giorno mi sembrò persino di esserci riuscito, ma una mattina non era più seduta al suo posto su quel dirupo. C’erano solo tanta gente, la polizia ed una inutile ambulanza.

Sentii la mia schiena ghiacciarsi, non volevo capire!

Quel giorno non lo ho mai dimenticato ed ha lasciato in me un’amarezza che ancora mi accompagna.

Un ciao a te Anna, ad una vita non vissuta ed al tuo bambino mai nato !

I tuoi occhi !

 
Una scintilla fuggita dal sole ?
 
Un petalo di rose ?
 
Una goccia di rugiada ?
 
NO.
 
I tuoi occhi !

Lei e mia moglie

Erano mesi che avevo troncato i miei rapporti con quella meravigliosa ragazza, anche se vivevo questo distacco come la rescissione di un cordone ombelicale. Il pensiero di lei non mi abbandonava un attimo. Non avevo più ripreso l’università e vivevo in un limbo amorfo fatto solo di ricordi.

Cercavo invano di reagire a quello stato di apatia, di disinteresse per tutto e per tutti. Anche i miei rapporti con gli amici, dopo le loro intrusioni, anche violente, nella mia vita, non riuscivano a ritornare “normali”.

Un giorno, alcuni di questi amici, mi presentarono, per caso, una ragazza che risvegliò in me appetiti sessuali repressi da troppo tempo ma che non riuscii a soddisfare per la sua indisponibilità. Comunque cominciammo a frequentarci e divenimmo amici. Allora non sapevo ne potevo immaginare che sarebbe diventata mia moglie.

Tutto iniziò con la nascita in me di un irrefrenabile desiderio di un … figlio. Ne parlai con lei e confidenze su confidenze reciproche, cominciammo ad innamorarci.

Non fu un colpo di fulmine né una passione travolgente, ma la trasformazione di una forte amicizia in un amore che cresceva a poco a poco e si fortificava in un’astinenza voluta da lei che non si sentiva ancora pronta.

A dire il vero, questa situazione non durò molto a lungo, e, dopo un po’, a seguito delle mie discrete insistenze, cominciammo a fare l’amore nei posti più strani, ovunque fosse possibile e tutti i giorni, tutte  le sere, in modi diversi ed anche strani, ma sempre in modo molto dolce ed appassionato.

Riuscì a farmi dimenticare la mia passata esperienza e cominciammo a far progetti per il futuro. Ripresi l’università con brillanti risultati fino a quando decisi di partire per il servizio di leva in modo da accelerare i tempi necessari al matrimonio, contando sul fatto che in quel periodo avrei potuto anche continuare gli studi recuperando altro tempo.

Non tutte le ciambelle riescono con il buco e seppur, trovata un’occupazione subito dopo il militare, potetti convolare a nozze, non ho mai più ultimato i miei studi universitari giunti quasi a conclusione.

Per questo non ho alcun rimpianto, questa rinuncia valeva bene la gioia di un figlio che non tardò ad arrivare.

Da allora sono trascorsi tanti anni, ho anche una figlia già sposata ed in attesa e voglio un bene dell’anima a mia moglie. La amo molto di più adesso che quando l’ho sposata ed il solo pensiero di lei mi riempie il cuore di gioia.

A volte, però, rivedo due occhi umidi, che mi fissano muti, mentre li saluto per l’ultima volta !

Un ipotetico diario

Si dice che in ogni persona convivono insieme una parte maschile ed una femminile ed una delle due predomina sull’altra. Ho provato a tirar fuori la mia parte femminile nascosta immaginando di scrivere una pagina di un ipotetico diario.

Chissà se qualcuna potrà riconoscersi in essa !

P.S. Per farlo mi sono anche ispirato a mia moglie.

 

Sono circa le dieci di una giornata meravigliosa:

mi trovo sdraiata all’ombra di una pineta alle falde del Vesuvio ed ammiro il sole che gioca a rimpiattino con le fronde degli alberi, mentre ascolto quella meravigliosa sinfonia che solo la natura può comporre ed orchestrare.

A volte sento il bisogno di estraniarmi dal mondo, di rimanere sola con me stessa, di ascoltare la voce della natura non ancora contaminata dal progresso.

Sostanzialmente, ed anche se forse non ne do l’impressione, credo di essere alquanto introversa, almeno sentimentalmente.

D’altra parte penso che l’origine di tutto ciò, sia da ricercarsi nel fatto che non ho mai incontrato, nella mia vita, un ragazzo che sapesse ispirarmi di più della semplice attrazione fisica, anche se, sul momento, non me ne rendevo conto..

Nessun ragazzo mi ha mai capita, eppure ne ho conosciuti diversi, ma nessuno aveva i requisiti da me richiesti.

In effetti, volendo essere onesta anche con me stessa, questi famosi requisiti non li conosco bene nemmeno io; forse intendo per tali la capacità di capirmi, o, chissà, di farmi capire, nel qual caso i requisiti sono a me che mancano.

Ho sempre cercato qualcuno che capisse le mie parole, ma, quel che più conta, i miei silenzi.

Non è forse fatto l’amore di più silenzi che di parole?

Ho sperato tante volte di incontrare qualcuno che conoscesse il meraviglioso linguaggio del silenzio, perché le nostre più belle sensazioni, i nostri più delicati sentimenti, non possono tradursi in parole senza perdere tutto, senza diventare banali consuetudini. Gira e rigira, perdono ogni impronta di individualità per entrare a far parte di quel linguaggio d’amore pianificato ed esautorato dall’uso.

A volte, quando resto a lungo sola con me stessa, sento, senza nessun motivo, o, almeno senza che io riesca a comprenderlo, una strana sensazione, quasi come se fosse un impellente bisogno di piangere, ma cosa vuol dire veramente …. Piangere?

Questa pace idilliaca che mi circonda, il cinguettio degli uccelli, il fruscio sommesso del vento, questo qualcosa di etereo, di impalpabile ed eppur vivo che mi circonda, sembra che mi chiami dolcemente, che mi inviti a dimenticare il mondo degli uomini, il mondo della civiltà, per immergermi dolcemente nel bagno purificatore della natura, per essere partecipe, diventare tutt’una con quel che mi circonda, per riempire le mia anima di quella pace che solo la natura sa e può creare e che è disposta a dare solo a chi ad essa si avvicini con animo umile, in cerca di qualcosa che gli uomini non sanno o non vogliono darle.

Sto ammirando poche nuvole che si rincorrono nel cielo. Spensierate, incuranti dei problemi che affliggono l’uomo; …… a tratti sembra quasi che ridano delle nostre vicissitudini, che ci invitino ad essere più spensierati, a prendere la vita con più filosofia, senza fare un dramma per ogni inezia.

Saggezza della natura, perché gli umani non ti danno ascolto?

Perché ho paura di tutto e di tutti? Eppure a conoscermi non si direbbe, anzi, tutt’altro.

In effetti il mio è solo un istinto di difesa, mi difendo attaccando, la mia aggressività serve solo a nascondere la mia insicurezza, la mia paura.

Avrei tanto bisogno di qualcuno che mi aiutasse, ma sono troppo orgogliosa per ammetterlo forse anche con me stessa, ed, inoltre, ho troppa paura di scrollarmi di dosso il personaggio che per troppo tempo ho impersonato.

Apparentemente sono una ragazza spigliata e sicura di se, ma quante persone si faranno ingannare da questi miei atteggiamenti? Non sarebbe forse più opportuno impersonare finalmente me stessa?

Certamente sarebbe più giusto, ma per far ciò dovrei imparare prima a conoscermi; avrò il coraggio di analizzarmi con obiettività? O forse preferisco non sapere?

E’ pigrizia la mia, o sempre la solita dannatissima PAURA ?

LEI

In una calda ed afosa mattinata d’estate di tanti anni fa, per lenire l’arsura, entrai nella stazione ferroviaria della mia città dove mi dissetai al fresco zampillo di una fontanina.

Nell’alzare lo sguardo incrociai gli occhi di una ragazza che, al di là dei binari, attendeva il treno per Napoli.

Fu una sensazione indescrivibile, vidi solo gli occhi, belli si, ma anche magnetici, intriganti, misteriosi, invitanti ma allo stesso tempo pensierosi, tristi e distanti, eppure interessati comunque al mio sguardo.

Fu un attimo, attraversai i binari giusto in tempo per prendere il suo stesso treno.

Lei mi guardò con aria divertita ma al contempo accomodante e disponibile, mi sedetti al suo fianco ed … attaccai bottone.

Che voce deliziosa, calda, accattivante, dolce ma ferma. Molto cordiale anche se un po’ sulle sue. Non fumava, che peccato, poteva aiutare il mio approccio.

Mi sembrò un attimo e già eravamo a Napoli. Mi salutò cordialmente ma fermamente chiedendomi di non seguirla. In un attimo fu avvolta dalla folla e mi accorsi di non sapere neanche il suo nome. Cercai di rincorrerla, ma non riuscii a individuarla in quella marea di persone frettolose.

Deluso decisi di fare una capatina all’università dalla quale mancavo già da qualche giorno, ma i suoi occhi continuavano a fissarmi e ad incantarmi.

Ad orario di pranzo salii in treno per ritornare a casa e quale fu la mia sorpresa nel ritrovarla già seduta nello scompartimento nell’attesa che il treno partisse. Era indubbiamente il destino che dalla mattina guidava i miei passi.

Appena mi vide scoppiò a ridere e mi chiese se stessi ispezionando tutti i treni, dal mattino, per ritrovarla. Per non farla lunga ci lasciammo a pomeriggio inoltrato con … un appuntamento per la sera.

Andai a casa, feci una doccia e consumai l’orologio a furia di guardarlo nell’attesa dell’ora dell’appuntamento. Ci incontrammo puntuali. Lei con la sorella ed il suo ragazzo che, guarda caso era un mio collega della facoltà di ingegneria.

Per non farla lunga dopo un po’, da solo e con sua estrema meraviglia, avevo già scoperto tantissime cose di lei, che era appena ritornata da un lungo soggiorno all’estero ed anche che aveva un bambino molto ma molto piccolo in brefotrofio poiché la sua famiglia non sapeva.

Non so se fu più grande il suo disappunto per la mia scoperta o la contentezza che pur avendo scoperto il suo … segreto… continuavo ad avere per lei le stesse attenzioni di prima.

Quello fu l’inizio dell’anno più complicato, più tormentato ma anche più bello della mia vita.

Nei giorni successivi nei quali eravamo già inseparabili, mi raccontò con ingenua sincerità tutta la sua storia anche se non certo bella.

La sua famiglia non navigava nell’oro, anzi stentava a tirare avanti. Aveva una sorella e due fratelli che erano già andati via in cerca di fortuna, uno in Giappone ed un altro, che suonava il sax, era in giro per l’Italia con una band di un cantante straniero all’epoca molto in voga. La madre era deceduta da qualche mese.

Lei mi  confidò tra i singhiozzi che aveva perso giovanissima le sue verginità con grande dispiacere essendo, a suo dire, l’unica cosa che possedeva, poi era andata anche lei in Germania a lavorare.

Aveva avuto le sue esperienze con gente di diversa nazionalità e si era accorta con disappunto di essere o di essere diventata ninfomane. Ciò le creava grossi problemi poiché non riusciva a controllarsi. A suo dire bastava che un uomo le poggiasse la mano sulla spalla e già non capiva più nulla. Poi era rimasta incinta ed il padre del bambino non ne aveva voluto sapere niente e dalla sua nascita aveva giurato che non sarebbe più stata con un uomo.

Io però sentivo già vacillare questa sua decisione, mi ero accorto che, anche se non voleva ammetterlo, mi desiderava fisicamente così come la desideravo io, ma non volevo far precipitare le cose. Non volevo essere uno dei tanti, volevo che lei decidesse “a freddo” di voler stare con me.

La accompagnai tante volte a trovare il suo bimbo. Un batuffolino che ancora non gattonava, e mi spacciavo per il padre per non metterla in imbarazzo con il personale del brefotrofio. Cominciai ad affezionarmi a quel bimbo che cominciava un po alla volta a riconoscerci.

Un pomeriggio, in una pineta, sentivo il suo forte desiderio ma facevo finta di non capire perché volevo fosse lei a chiedermelo esplicitamente. Quella volta la vidi piangere a dirotto per … tante cose!

Dopo qualche giorno decidemmo, “a freddo” di andare in albergo per fare l’amore.

Che emozione, finalmente si coronava il mio sogno. Immaginavo una serata di sesso sfrenato ed invece l’emozione mi giocò un brutto tiro. Come si suol dire feci cilecca, ma, con mia grande meraviglia, lei, anziché deridermi, fu così dolce e comprensiva che dopo un po’ ritornò tutto a posto. Non fu una serata di sesso sfrenato ma di amore dolcissimo, mi sussurrò all’orecchio che non ero bravissimo nel fare l’amore ma che mi avrebbe insegnato a far felice una donna.

Le devo anche questo !

Quella sera fu interminabile. La padrona dell’hotel a tarda sera quasi ci buttò fuori ma eravamo felici nonostante non avessimo neanche i soldi per ritornare a casa. Fummo costretti a fare l’autostop in piena notte, ma che divertimento.

Poi cominciarono i problemi: la mia famiglia, tutti i miei amici. Tutti d’accordo. Potevo pure portarmela a letto ma non era possibile che la portassi a cinema, a passeggio con la mano nella mano, in pizzeria o a ballare, come fosse stata una ragazza “normale”.

Grette e meschine mentalità di paese. Ruppi i contatti con tutti. Non andavo più all’università. Passavo tutto il tempo con lei.

Era un’infatuazione o….l’amavo?

Tanto vissuta eppure tanto ingenua !

Sapevo che soffriva per la mancanza del suo bambino ma non potevo offrirle alternative. Non avevo un soldo e non potevo mantenerla. Cercai un lavoro con risultati nulli ed alla fine, quando anche la mia famiglia e gli amici si erano stancati di lottare, decisi di lasciarla per darle la possibilità di crearsi un avvenire e di poter riprendersi il bambino.

Non mi capì ma continuò ad amarmi in silenzio. Io non ho mai saputo veramente se quella mia scelta fu giusta o fu solo un alibi perché non avrei mai potuto sopportare i suoi probabili e possibili, anche se involontari, tradimenti.

Questo dubbio mi tormenta e mi perseguita ancora oggi. So che non sarebbe durato a lungo ma so anche che quel poco sarebbe stato grande !

Ormai sono tanti anni che non ho più notizie di lei, non so dove sia ne lei ne il suo bambino. A volte penso che mi piacerebbe rincontrarla ma altre volte penso che è meglio conservare il ricordo di un …. Amore?

La vita difende se stessa.

Nel passaggio dalla società patriarcale a quella attuale  si è avuto un’involuzione della famiglia che,di fatto, si è rinchiusa in se stessa, creando un’isola del tessuto urbano e sociale.

I rapporti con gli altri si sono sempre più diradati fino a cessare del tutto.

Oggi a malapena diciamo buongiorno ai nostri vicini di casa dei quali non sappiamo praticamente nulla.

Questa involuzione può portare solo all’alienazione !.

L’uomo è un soggetto sociale che per sua natura ha bisogno del rapporto con gli altri, ed è solo il contesto sociale nel quale vive che lo ha costretto a ridurre quasi a zero tali rapporti.

Fortunatamente, la vita difende se stessa, ed è nato il … BLOG !

Un modo completamente nuovo di comunicare con tantissime persone ed in completo anonimato.

Ciò consente di essere per la prima volta sempre se stessi, senza necessità di indossare quella maschera sociale che ci protegge dagli … ALTRI ! ma che ci induce alla falsità, all’ipocrisia etc.

Nel Blog, invece si può restare nudi senza pudori e senza vergogne e riscoprire forse il nostro lato più umano anche se più nascosto ed a volte sconosciuto anche a noi stessi.

Se quel che ho appena esposto corrisponde al vero, allora non mi resta che dire:

GRAZIE BLOG !

 

Tautogramma

Lui, Lei, Loro !

 
Lampioni luccicavano lontani.
La lieve luce limitava
le loro libertà.
 Lui, lentamente, le leccava le labbra
lenendo la lasciva lussuria
 Lunghi lacci legavano Lei,
leggiadra lucciola luminescente.
Le loro lingue lucide
lanciavano languidi lamenti.
 Liberi, lasciarono lontano
limiti liquefatti.
 
 
Tautogramma, in prosa o in versi, è quel testo liofilizzato che si compone interamente di parole tutte inizianti per la medesima lettera; si tratta di un esercizio non banale e comunque è sempre meglio del ... Sudoku !

Un abbraccio speciale !

Giorni fà mia figlia ha finalmente letto la mia lettera.
Mentre la leggeva è riuscita a stento a trattenere le lacrime, ma alla fine, piangendo mi ha abbracciato forte forte senza dire una parola.
Quel silenzio tra i singhiozzi è stato per me più eloquente di mille parole.
Grazia piccola mia per ...... quell'abbraccio speciale !
 

Angelo Blu

Ho conosciuto,
tramite i suoi scritti,
una ragazza certo non comune.
E’ pien di poesia e,
a quanto pare,
non pone mai dei limiti al reale.
Si lascia influenzar
da cose astratte
elevandole a regole di vita.
Si illude, ride, canta, si dispera.
Invoca il suo lontano amor perduto,
però non sa chi è … o se c’è stato.
Sarà Rino, Giuseppe, Ludovico ?
Son nomi che però non dicon niente
al cuore ancor sopito di bambina.
che, disperatamente e ingenuamente,
seguendo quell’effimera chimera
che sublima l’amore a sublimato,
ritorna ingenuamente a quelle sponde
sogno ossessivo di adolescenti turbe.
 
 
Dedico questo scritto
a una donna bambina
che per diversi anni
fu chiamata Nadù.
 
Un nome molto bello
ma, non si sa perché,
dopo tutti quegli anni,
lei non lo volle più.
 
Ora lei è diventata
la ExNadù
ma chi le vuole bene
la chiama ... ANGELO BLU.

Angelo

 

I Figli

 
I figli cominciano con l'amare i loro genitori.
Poi li giudicano.
Dopo li condannano.
... a volte li perdonano !
 
 
 
Io ... speriamo che me la cavo !
 
 
 

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Difetti: tanti ........................... -
Pregi: sono un buon ascoltatore e sono anche .... intelligente quanto basta !
 

 
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In questi giorni di festa ti giungano i miei più sinceri auguri di
trascorrere un felice Natale in compagnia delle persone che ami.
Un caro abbraccio...ed un sorriso...Nikla
Dec. 24
MARYwrote:
dolce notte Emilio, sei davvero un caro amico...smackk

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Sept. 22
 
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Sept. 5
MARYwrote:
Il trasloco..alla grande..ma dove vado???:-)
Serena e dolce notte Emilio..ma come fai ad essere tanto giovane...poi mi
dici il segreto??;-)
Bacione mega..Mary

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Aug. 30
MARYwrote:
Emilio..mi fai moriree..ahahahh!!! si bionda lo sono da qualche mese..
quando mi girano...me la prendo con i capelli..:-) per la neuropsik..si..
dopo la laurea ho voluto fare questa specializzazione..familiare..nel senso che
in famiglia o siamo dentisti o neuro..ma l'ho presa per pura passione non per altro..
 
solare...lo sarei anche se fossi una becchina .-) fa parte del proprio essere
Ma  quanti anni hai?? sei giovanissimo e hai una figlia grandicella?? wow..ti invidio
nel senso buono del termine carissimo Emilio.
Ti abbraccio e ti auguro una dolcissima notte...smackkkk!!
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Aug. 29